18: She’s a Woman

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A te che mi riempi di orgoglio e che fai diventare lucidi i miei occhi ogni volta che ti penso;

a te che a troppo spesso vuoi esser più matura dei miei capelli grigi;

a te che sei presente a te stessa a dispetto delle mie egoistiche assenze;

a te che sei più forte delle mie debolezze e per la quale darei la mia vita;

a te che vorrei non smettessi mai di sognare e di lottare per rendere i tuoi sogni la realtà che desideri…

… auguri per i tuoi 18 anni, Amore mio!

Se

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo pero’ considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c’è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

(Rudyard Kipling)

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Io non mi sento italiano…

… ma per fortuna o purtroppo lo sono.

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Domenica, 1 giugno 2014; domattina a Via dei Fori Imperiali ci sarà la tradizionale parata per la Festa della Repubblica.

Da bambino non vedevo l’ora di guardarla dal televisore: i soldati, i carri armati, gli aerei, i cavalli. Troppo bello vedere “dal vivo” i soldatini con i quali giocavo sul tappeto del salotto.

Anche oggi, da bambino un po’ cresciuto, ho piacere di guardare la parata, ogni tanto addirittura commuovendomi e ogni tanto riesumando il mio orgoglio per aver fatto l’Ufficiale dell’Esercito e per aver “servito la Patria”, in maniera incruenta.

Ma non è del 2 giugno che stiamo parlando: il giorno prima di questa manifestazione, approfittando del primo fine settimana di sole, vogliamo fare i turisti nella città dove sono nato e ho vissuto per parecchi anni.

L’occasione è ghiotta: se domani ci sarà la sfilata, pensa come avranno ripulito e sistemato tutta l’area intorno ai Fori e al Colosseo, immagino. In più, ormai da diverso tempo, ogni domenica viene completamente chiusa al traffico l’area che va dal Colosseo a Piazza Venezia. Neanche gli autobus possono passare. Meraviglioso! Solo pedoni e biciclette. In un giorno di festa credo sia una bellissima occasione per passeggiare e assaggiare un po’ di storia.

Ovviamente, da buon critico, approfitterò dell’occasione per lamentarmi di come basti un evento ufficiale per ripulire luoghi e strade che, di solito, vengono lasciate abbastanza in balìa di loro stessi.

Ma non ho avuto la soddisfazione che immaginavo: anche stavolta la realtà ha superato la fantasia.

Per tutta Via dei Fori Imperiali abbiamo dovuto fare lo slalom evitando, nell’ordine: venditori di occhiali da sole, venditori di bottigliette d’acqua congelata, finte statue egizie, veri venditori di souvenir, venditori di sciarpe di vera finta seta, artisti da strada tristi e con la chitarra scordata che avrebbero fatto meglio a dimenticare, finti santoni levitanti su pali di finto bambù, testimoni di religioni non meglio identificate che ringraziavano il proprio dio di aver provato sofferenza e dolore, venditori di poster realizzati con vernice spray, venditori di finti quadri realizzati in finta plastica, venditori di cappelli di paglia, venditori di ombrelli (se non piove vanno bene per il sole).

Non so bene se la recrudescenza della mia allergia stagionale sia stata dovuta ai pollini o agli ambulanti onnipresenti, fatto sta che ho iniziato a dar fondo alla mia dose personale di fazzoletti di carta. Naturalmente non ho incrociato sulla mia strada alcun esemplare di quei simpatici oggetti, ormai fuori moda, chiamati “cestini”. Avendone ormai le tasche piene (non solo di fazzolettini …..) ed essendo ormai arrivati nei pressi dell’Anfiteatro Flavio abbiamo ben pensato di buttarci nella mischia di turisti venuti da ogni parte del mondo ad ammirare le nostre meraviglie.

Sotto il sole cocente del pomeriggio romano ci siamo messi alla ricerca di una panchina o di un appropriato supporto capace di sorreggere le nostre stanche membra.

La caccia è stata infruttuosa e ci siamo dovuti “accontentare” di utilizzare all’occorrenza un tratto delle antiche mura che costeggiano la Via Sacra, non potendo sfruttare i resti di colonne millenarie già sfruttate come tavolo da campeggio da allegre famigliole giapponesi e australiane.

Anche in questo incantevole e monumentale piazzale, il passatempo più comune non è stato fotografare arte e storia ma evitare (stavolta in ordine inverso) l’elenco dei simpatici habitué di qualche riga or sono.

Data l’importanza del luogo, la sola coreografia umana non è stata giudicata sufficiente a render merito a cotanta bellezza: romani e turisti hanno quindi pensato bene di introdurre in codesta modesta cornice, diverse composizioni (poco artistiche e sinceramente poco contestualizzate) fatte di lattine, bottiglie di plastica, tovaglioli e fazzolettini (ma quanti allergici, al giorno d’oggi…..), scatole ormai vuote di gelati e buste di ogni genere e foggia.

Se fossi stato appena un pochino più impulsivo ora non starei qui a scrivere dal mio divano, ma probabilmente mi troverei dietro una finestra che disegna sul pavimento della “stanza” dei bei motivi quadrettati…..

Non riesco a capacitarmi: possibile che non ci sia nessuno interessato a salvaguardare il decoro delle nostre città? Possibile che non si trovi una guida ufficiale o un collaboratore del “Ministero per i Beni e Attività Culturali (con delega al Turismo)”, almeno nei pressi del Colosseo o di Piazza Venezia, capace di fornire indicazioni ai turisti in una lingua che non sia il romanesco de’ Trastevere??

Non sono contro nessuno: ambulanti, artisti, gladiatori; sono solo deluso dalla scarsità di organizzazione e di controllo.

Se vogliamo che le persone civili si comportino come tali, mettiamoli nelle condizioni di farlo: perché non ci sono dei cestini per raccogliere rifiuti e cicche di sigarette? Perché quei pochi che si incontrano sono stracarichi e strabordanti? Perché non ci sono abbastanza panchine in luoghi così affollati di persone (anche anziane) che avrebbero necessità di riposarsi qualche minuto? Perché quelle poche panchine esistenti sono rotte o fatiscenti?

Perché i negozianti di Via del Corso e dintorni pagano svariate migliaia di euro per affittare un negozio e poter vendere gli stessi souvenir che centinaia di ambulanti spacciano per strada senza grandi spese?

E poi altre storture: i custodi del Colosseo che hanno difficoltà a prestare servizio durante la notte di apertura dei musei, altre bellezze monumentali abbandonate a loro stesse, ed altre brutture che ognuno di noi, ognuno nelle proprie città, quotidianamente vede sotto i propri occhi.

Le soluzioni sono difficili da trovare, è ovvio. Però ogni tanto un po’ di buon senso potrebbe far comodo.

Quanti sarebbero gli studenti universitari di tutta Italia che ambirebbero poter affiancare i custodi “ufficiali” di musei ed opere d’arte, rendendo un servizio alla collettività ed imparando “sul campo” una professionalità che giovani di tutto il mondo pagherebbero a peso d’oro per poter apprendere?

Perché non si provano a cercare “volontari ecologici” disposti a utilizzare scope e carrettini per ripulire la sporcizia intorno ai nostri monumenti? Perché non affiancare a questi “angeli del decoro” del personale di Polizia municipale che avrebbe il compito di “educare” cittadini e turisti poco civili nel rispettare la pulizia delle meraviglie che vanno a visitare? Le persone non nascono incivili: imparano presto ad esserlo se non vengono opportunamente guidate ed educate!

Gli italiani all’estero hanno rispetto delle città e dei monumenti che vanno a visitare e giustamente non si azzardano a gettare i rifiuti in strada. Forse perché non lo fa nessuno, forse perché si vergognerebbero a farlo, forse perché, se lo facessero, verrebbero pesantemente redarguiti, non solo dalle forze dell’ordine ma probabilmente dagli stessi cittadini locali che vogliono che la propria città rimanga pulita.

Ecco, forse la differenza fra noi italiani e il resto del mondo sta proprio qui: non abbiamo il senso del bene comune. La nostra proprietà finisce non appena ci chiudiamo la porta di casa alle spalle: da quel momento in poi non sentiamo più alcun senso di appartenenza per i beni che ci circondano.

Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono…………

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Strategia

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Un uomo non vedente stava seduto sui gradini

di un edificio con un cappello ai suoi piedi ed un

cartello recante la scritta:

“Sono cieco, aiutatemi per favore”.

 

Un pubblicitario che passeggiava lì vicino si fermò

e notò che aveva solo pochi centesimi nel suo cappello.

Si chinò e versò altre monete. Poi, senza chiedere il

permesso dell’uomo, prese il cartello,

lo girò e scrisse un’altra frase.

 

Quello stesso pomeriggio il pubblicitario tornò

dal non vedente e notò che il suo cappello era

pieno di monete e banconote.

 

Il non vedente riconobbe il passo dell’uomo; chiese

se fosse stato lui ad aver riscritto il suo cartello

e cosa avesse scritto.

Il pubblicitario rispose: “Niente che non fosse vero.

Ho solo riscritto il tuo in maniera diversa”,

sorrise e andò via.

 

Il non vedente non seppe mai che ora sul suo

cartello c’è scritto:

“Oggi è primavera… ed io non la posso vedere.”

 

Cambia la tua strategia quando le cose non vanno bene

e vedrai che probabilmente andrà meglio.

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Liquido amniotico

eco

Mi giro e mi rigiro, un liquido caldo mi avvolge completamente e rende problematico anche solo respirare.

Una luce lattiginosa, opaca e fastidiosa mi circonda.

Le rare voci aliene e i pochi rumori che si sentono mi arrivano distanti, ovattati.

Provo cambiare posizione e a mettere la testa lì, dove prima avevo i piedi; anche così il sollievo è temporaneo. E poi, nello spostarmi, qualcosa mi si è avvolto intorno al collo e sta per soffocarmi.

Meglio tornare alla posizione di prima….

Il tempo sembra essersi fermato: anche lui si è dilatato, sciolto. Adesso non si sentono più nemmeno le voci, inutili compagne di questa atmosfera rarefatta.

Il liquido caldo che mi ghermisce non mi lascia nemmeno un attimo.

E’ bastato il tentativo di spostarmi di qualche centimetro per far accelerare a dismisura i battiti del mio cuore.

Da qualunque parte provi a girarmi non trovo che liquido e calore, liquido e calore………

…….. Amò, però domani sera l’accendiamo un po’ sto’ condizionatore, eh?!?

 

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Affinità elettive

Nella mia vita di uomo non ho mai incontrato un essere meraviglioso come te.

Possiamo discutere di calcio senza essere costretto a spiegarti per ore la differenza fra un

fuorigioco attivo rispetto ad una posizione di fuorigioco passivo.

Se vogliamo parlare di politica siamo aggiornati alla stessa maniera e riusciamo a trovare

qualcosa di costruttivo sia nei discorsi di Fini, sia ascoltando Renzi.

Quando siamo in cucina non importa chi sbuccia le patate o chi lava i piatti: facciamo a

turno senza bisogno di tirare a sorte.

Camminiamo a braccetto e ci baciamo romanticamente anche in mezzo alla strada.

In camera da letto calzini e magliette fanno tutti la stessa fine: sparsi per la stanza senza

riguardo e senza l’assillo di doverli riporre ordinatamente da qualche parte.

Ci commoviamo allo stesso modo se guardiamo un cartone animato od un film di

Polansky.

Assaporiamo con gusto un tiramisù o un piatto di bucatini, senza farci troppe ossessioni

qualche rotolino di grasso sui fianchi.

E allora mi spieghi perché diamo l’impressione di essere fuori dal mondo, Ugo????

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Condizioni estreme

Una coltre ghiacciata mi ricopre completamente.

Sento il respiro diventare sempre più affannoso, mentre tutto intorno l’aria mi stringe alla gola e mi pesa sul petto come un macigno.

E’ tutto buio e forse è meglio così: non voglio vedere nulla, per concentrarmi solo sul freddo.

Non devo muovermi, devo rimanere fermo, concentrato sulle sensazioni: mani e piedi ormai insensibili non mi aiutano più.

Ogni minimo spostamento, anche solo di un millimetro, non fa che amplificare la sensazione di disagio.

Combatto fra la necessità di reagire e la tentazione di lasciarmi andare. Ma è troppo dura resistere.

Ormai ho deciso, non ce la faccio più: chiudo gli occhi e mi abbandono all’oblio……

…….. però domani sera le lenzuola di flanella non me le toglie nessuno!!

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Quattro Amici – bis

Appuntamento a Ponte Milvio.

Non ci sono ne’ lucchetti, ne’ ragazze. E’ una serata per soli uomini, “diversamente giovani” visti da fuori, ma ragazzi dentro.

Non ci vediamo da chissà ormai quanto tempo; alcuni di noi sono riusciti a riabbracciarsi dopo lustri di “latitanza” e di incontri virtuali sulle piazze di Linkedin o di Facebook. Siamo i “soliti quattro” compagni di classe degli ultimi anni di scuole superiori. All’appello mancherebbe solo Angelo, il quinto elemento che si è volatilizzato chissà su quale iperspazio. Non c’è ma è come se stesse in mezzo a noi. Prima o poi riusciremo a riabbracciarlo, statene certi.

Ed eccoci qua: pacche sulle spalle da staccarsi i bronchi e abbracci ed effusioni da reduci del Vietnam.

Andrea è un raffinato gourmet dai folti capelli che, con vezzo tutto suo, ama tingersi di bianco; forse per mettere in risalto il delicato profilo greco. Sa distinguere con estrema perizia un Sauvignon da un Cabernet ma arrossisce come un Morellino quando si accinge a raccontare una barzelletta un po’ troppo spinta per i suoi standard.

Fernando (per gli amici, solo Nando) ormai si è dato alle corse campestri e alle mezze maratone. Ovviamente non corre, ma organizza con precisione e puntualità le ormai famose grigliate di fine gara. Non sono ancora riuscito a capire se si trovi più a suo agio nel CED dei suoi clienti o nei Distinti Sud dell’Olimpico, ma sono certo che se Totti dovesse mai comprare un apparato tecnologico lo chiederebbe direttamente a Nando.

Giorgio è un tennista dalla classe sopraffina. Anche il tono della voce ricorda un rovescio di Stefan Edberg: delicato ma puntuale. Non si capacita della grettezza del mondo e inorridisce quando realizza che intorno a lui ormai si trova solo meschinità. Eppure dovrebbe essersi ormai abituato ad essere contornato da uomini ben poco “Gentili”.

Siamo delle belle persone. Modestia a parte. Siamo molto vicini alla soglia del mezzo secolo di età ma ci potreste facilmente scambiare per adolescenti casinisti e rumorosi. Alle cene come questa ci facciamo riservare il tavolo migliore del ristorante e poi ci mettiamo nell’angolo più buio e più lontano della sala: così possiamo chiacchierare a voce alta, possiamo ridere di gusto e prenderci in giro senza troppi riguardi.

Siamo belle persone perché siamo rimasti semplici, perché non ci vergogniamo delle nostre debolezze e perché continuiamo a rispettare il mondo che ci osserva con uno sguardo troppo smaliziato. Siamo belle persone perché, a dispetto della vita, siamo onesti, con noi stessi e con i nostri amici. Se vi pare poco……….

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